Ormai era da un po’ di tempo che stavo studiando come copywriter, e cominciavo a sentire l’esigenza di mettermi alla prova. Ma come fare? Qual era il passo successivo più intelligente da compiere? Farmi assumere da qualcuno o lanciarmi direttamente come libera professionista?

Essere o non essere (dipendenti), questo è il problema

Da una parte ero stufa di fare la vita della dipendente. Ero stufa di dover eseguire degli ordini di cui non comprendevo o condividevo le motivazioni, ero stufa di avere a che fare con tanti clienti maleducati e irrispettosi, ero stufa di tornare a casa con la schiena rotta a causa dei pesi che spostavo tutto il giorno e il formicolìo alle mani per colpa della mannaia; il tutto per uno stipendio che (per me) non era neanche lontanamente sufficiente a compensare lo sforzo a cui mi sottoponevo.

E attenzione, la mia non è pigrizia né tantomeno puzza sotto il naso: quando è stato necessario, sono andata anche a pulire cessi per pochi euro l’ora. Il lavoro duro non mi ha mai spaventata, sono sempre scesa a compromessi quando avevo bisogno di lavorare e sono grata per tutte le esperienze che ho fatto.

E’ stata proprio la moltitudine di lavori che ho svolto ad aiutarmi a rendermi conto di quello che non volevo più.

Quando cominci ad assaporare l’idea di passare le tue giornate a fare qualcosa che ti piace, qualcosa che muove le tue corde e che ti fa sentire di essere davvero utile al mondo…inevitabilmente gli standard si alzano, e non ti accontenti più.

Era quello che stava accadendo a me: non mi bastava più percepire uno stipendio sicuro, non mi bastava più lavorare vicino casa o banalmente cercare di essere la migliore dipendente che un capo potesse avere.

Volevo essere orgogliosa del mio operato e fare la differenza nel mio piccolo angolo di mondo. E il mio lavoruccio di addetta alle vendite non mi dava più ciò di cui avevo bisogno.

Dall’altra mi stavo lanciando in un qualcosa di completamente nuovo e al di fuori della mia esperienza professionale, così mi sono chiesta se valesse la pena farsi assumere da qualche agenzia di comunicazione e farmi le ossa facendo la classica gavetta.

E quale metodo migliore di una bella lista dei pro e dei contro, confrontando la via del dipendente con quella del freelance?

Così sono partita dai vantaggi del lavoro dipendente (e del contratto a tempo indeterminato):

  1. Stipendio sicuro: a meno che non si finisca a lavorare per dei poveracci o dei delinquenti (come nel caso di mio marito, ahimè!), essere dipendenti ti dà qualche garanzia in più sul flusso di cassa. Non è una certezza scritta nella pietra, specie se si lavora per realtà piccole, ma in teoria dovrebbe essere un aspetto abbastanza sicuro dell’essere dipendenti.
  2. L’ammontare del tuo stipendio non è in funzione delle tue capacità. A meno che non cominci a fare seri danni alla tua azienda, la tua paga non verrà mai decurtata se lavorerai un po’ meno. Magari ti fanno un cazziatone, ma i soldi ti arrivano lo stesso.
  3. Puoi ottenere facilmente un mutuo in banca o un contratto di affitto
  4. Se sei una donna, hai la maternità pagata
  5. Hai i giorni di malattia pagati
  6. Hai le ferie pagate
  7. Non devi cercare clienti, c’è già qualcuno che lo fa per te
  8. Non devi prendere decisioni importanti: c’è già qualcuno che lo fa per te

Poi ho riflettuto sui vantaggi della vita da freelance…

  1. Puoi scegliere un lavoro che ti appassiona (anzi, è quasi d’obbligo!)
  2. Decidi tu numero di ore di lavoro e orari
  3. Decidi tu quando andare in ferie
  4. Il tuo stipendio è direttamente proporzionale alle tue capacità: più sei un bravo imprenditore, più guadagni
  5. Se diventi proprio bravo, puoi persino sceglierti i clienti
  6. Non perdi tempo in trasferte
  7. Se hai una giornata meno produttiva, nessuno ti romperà le scatole (tranne il tuo perfezionismo)
  8. Puoi sceglierti i collaboratori con cui ti piace lavorare

Confrontando il mio impiego da dipendente con la mia attività da freelance digitale, nel mio caso specifico, ci sono dei vantaggi bonus nella libera professione:

  1. Se mi rompo una gamba, posso lavorare lo stesso
  2. Mio marito può aiutarmi molto, perché è lui stesso un freelance e può aiutarmi nel percorso
  3. Non dovrò mai più lavorare una domenica, se non per mia scelta (e finalmente avrò lo stesso giorno di riposo di mio marito)
  4. Non sono legata geograficamente a nessun posto, ma solo ad una connessione Internet decente: se voglio trasferirmi all’estero, nessuno può impedirmelo
  5. Posso lavorare anche in maternità, anche dovessi ritrovarmi allettata
  6. Posso accedere facilmente al mercato estero, laddove la barriera linguistica non è un problema
  7. Posso darmi un po’ di più a vanità e non essere più costretta a indossare una divisa. Perciò: capelli sempre in ordine, mani più curate, guardaroba più elegante. So che sembra una scemenza, ma ci vuole anche un po’ di frivolezza nella vita! E prendersi cura del proprio aspetto è parte integrante dell’imparare a volersi bene.

Ok, i numeri parlano chiaro: nella mia situazione, ho molti più vantaggi ad essere una freelance che una dipendente.

Ma quello che mi ha fatto decidere, prima ancora di finire la lista (che ogni tanto vado a rileggermi, quando la certezza vacilla e il terrore mi assale), è il come l’ho compilata: ho messo il massimo impegno nel trovare i vantaggi dell’essere una freelance, perché volevo che fossero di più.

Cercavo conferme, quando in realtà avevo già fatto una scelta.

L’idea di rimanere alla mercé di qualcuno, fino alla mia vecchiaia, con la gastrite cronica per i rospi da buttare giù e gli orari sempre diversi (spesso comunicati dal venerdì per il lunedì successivo, al punto da rendermi impossibile di programmarmi la vita senza impazzire), mi uccideva. Sapevo con assoluta certezza che, se non avessi cambiato la mia vita lavorativa, di lì a qualche anno mi sarei ammalata di esaurimento nervoso, se non peggio.

Non è questione di fare il freelance, è questione di essere freelance

Scegliere la libera professione non è l’unica risposta giusta: ognuno dovrebbe vivere in linea con i propri valori e ambizioni, e non sempre essere capi di se stessi è la risposta giusta. Ci vuole un mix di intelligenza, auto-consapevolezza, creatività e intraprendenza. Non è per tutti.

Essere freelance significa, fra le tante altre cose, saper gestire il senso di incertezza permanente: il momento in cui ti “senti al sicuro” non arriva mai.

Per come la vedo io, essere freelance è come fare i funamboli: in perfetto equilibrio si offre uno spettacolo meraviglioso, ma il rischio di cadere e farsi molto male c’è sempre, anche quando sei il miglior equilibrista in circolazione.

Io sono parzialmente un’incosciente, e ho deciso di buttarmici a capofitto.

Se mi farò male, pazienza. Almeno potrò dire di averci provato, senza dover aggiungere una voce alla lista “rimpianti del passato”.

Quindi…avanti tutta! 💪

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