Ho 35 anni e mi sono iscritta alla facoltà di scienze e tecniche psicologiche, a Genova.

Perché? Per mille motivi.

Prima di tutto perché l’università è un percorso che ho cominciato diverse volte (prima a lingue, poi a ingegneria informatica) senza mai portarlo a termine. Hai presente quei progetti iniziati e mai finiti, ma che rimangono sempre presenti nel retro del tuo cervello?

Ne avevo di progetti sospesi da riaprire ben più semplici eh.

Il vestito all’uncinetto super sexy.

Le saponette fatte in casa aromatizzate con le erbette coltivate sul terrazzo.

Quelle canzoni strimpellate male all’ukulele.

Ma a me piace fare le cose in grande, così mi sono iscritta all’università. Per la terza volta.

È che sentivo proprio l’esigenza di acquisire degli strumenti migliori per diventare una professionista migliore come brand designer. Avrei potuto leggere libri e fare corsi invece che tornare all’uni? Certamente. Ma se questa necessità la combini a:

  • la sensazione di esserti persa un’esperienza importante di vita
  • la voglia di poter dire “ce l’ho fatta, sono laureata anch’io” (perché non raccontiamocela – la pressione sociale c’è)
  • il dover seguire il ritmo dei corsi (perché i libri da soli non ti danno un timer, e finisci sempre per rimandarli..)

Allora ti rendi conto che, forse, l’università è la scelta giusta.

Quello che è stato fondamentale, per me, è averci pensato anni. Non mesi, ma anni.

Mi sono interrogata a fondo sul perché sentissi l’esigenza di riprendere gli studi. A volte mi sono detta che era solo la voglia di avere il bollino da laureata, e ho lasciato perdere.

Ma tante altre, mentre facevo le mie consulenze, mi sono chiesta come avrei potuto aiutare meglio queste persone che sembravano incastrate nel loro stesso flusso di pensieri, rovinandosi la vita e il business.

E siccome conosco bene la fragilità di certi meccanismi ma non avevo gli strumenti per poter andare più a fondo, mi sono guardata bene dall’improvvisarmi a coach/psicologa di sti gran cazzi.

Però succede una volta.

Due.

Tre.

Quattro, cinque.

Le persone mi passavano davanti, vedevo il problema, vedevo la soluzione ma non sapevo quale fosse il mezzo che potesse portarli da A (il problema) a B (la soluzione). E mi sentivo frustrata ogni giorno di più, finché non mi sono detta: “Basta, ora ci mettiamo una pezza.”

Il primo mese di università

È solo un mese che frequento le lezioni ed è molto presto per cantare vittoria, ma ci sono un sacco di vantaggi nell’iscriversi all’università dopo i 30 anni.

  1. Molte nozioni degli esami le hai acquisite già grazie all’esperienza di vita. Io sono da sempre appassionata di psicologia e questo sicuramente mi facilita.
  2. L’ansia da ommioddio-mi-perdo-tra-i-corridoi-ho-bisogno-della-mamma un pochino c’è, ma non è lontanamente paragonabile a quella di 15 anni fa. Sai già che non ti succederà nulla di orribile, e la vivi molto serenamente. Non so se questa tranquillità mi accompagnerà anche durante gli esami, te lo farò sapere…
  3. La motivazione che hai addosso è cento volte più forte. Perché nel frattempo devi lavorare e sai che non ti puoi permettere di perdere tempo.

Perché non ho pensato a psicologia quando avevo 20 anni, se era una passione così grande?

Perché in realtà della psicologia non sapevo proprio nulla. Credevo che una volta laureata sarei stata tutto il giorno ad ascoltare i problemi degli altri, e non mi sembrava una gran vita (anche perché io sono una tenerotta e piangerei in faccia alla gente, e non mi sembra carino XD).

Solo con il mio lavoro e scoprendo le diverse branche che la psicologia ricopre (tra cui il marketing) ho capito che c’era da scavare molto, ma molto di più.

Dal punto di vista della motivazione, ho molto in comune con i miei colleghi ventenni. Più di quanto immaginassi.

Parlando con le altre ragazze durante il progetto matricole (eh sì, l’università si è evoluta e ci coccola, tentando di non farci scappare e supportandoci con progetti per farci integrare e non farci andare fuori corso) sono venuti fuori:

  • la paura di aver idealizzato il mondo della psicologia e le materie da studiare (tra l’altro molte di loro hanno scelto questo corso perché non amano le materie scientifiche, ma la psicologia ha una forte base scientifica, perciò non so quante di loro resisteranno);
  • l’ansia di dover parlare in pubblico (sì, ce l’ho persino io che sono piuttosto introversa e faccia tosta)
  • la voglia di ritagliarsi comunque del tempo libero (che l’università non sembra considerare molto, solo questo primo semestre abbiamo 20 ore di lezione a settimana :D)
  • la fatica nel capire il metodo migliore di studio

È stancante? Sì.

Arriverò esaurita a dicembre? Probabile.

Sono pentita? Per niente (non ancora, almeno…)

Dimmi un po’ di te invece: se sei qui è perché stai probabilmente valutando di tornare all’università. Cos’è che ti sta frenando?

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo!