Non sei un freelance e ti interessa sapere il mio punto di vista sul parlare male dei colleghi sul posto di lavoro?

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Di recente ho fatto un sondaggio chiedendo ai miei colleghi freelance la loro opinione riguardo il parlar male dei colleghi.
I più erano (ovviamente e per fortuna) contrari.

Perché te ne voglio parlare?

Perché proprio di recente mi è capitato di sentire e di leggere un paio di freelance fare (più volte) delle tirate al vetriolo sui loro colleghi (senza fare nomi, ma facendo di tutta l’erba un fascio), sminuendone il lavoro, pubblicamente. Come a voler dire: “vedete? Io faccio bene il mio lavoro, mica quegli altri”. Sui social, sui blog, su tutti i loro canali di comunicazione.

Ora farò probabilmente lo stesso errore criticando il loro comportamento, mi dirai.

Ma vedi, io sono assolutamente per la critica costruttiva e il confronto.

Infatti qui, il problema, non è nemmeno il cosa è stato detto, quanto il COME: a presa di culo, come fossero solo loro furbi e tutti gli altri scemi.
Con poca (o del tutto assente) cognizione di causa, un atteggiamento finto-populista e sminuendo LORO tutto il resto della categoria.

E sì che siamo umani, che ci sono le giornate no e che a volte la frustrazione prende il sopravvento; se poi vediamo qualcuno produrre nefandezze e farsi pagare pure profumatamente, altro che giramento di balle; ma se la maldicenza è volta a farsi belli a spese degli altri è quanto di più disonesto si possa fare, oltre che da irresponsabili nella gestione della propria comunicazione.

E’ un atteggiamento controproducente, per diversi motivi:

a) Ti metti contro tutti i tuoi colleghi e competitor, anche quelli con i quali avresti potuto collaborare – perché, francamente, cosa ti ferma dal riservarmi lo stesso trattamento in futuro e mettermi in cattiva luce, se il vento tirerà in un’altra direzione? Perché dovrei decidere di fidarmi di te? Chi mi dice che in privato non fai bellamente il mio nome, sminuendo il mio operato?

E’ ovvio che potrebbe farlo chiunque ma, se lo fai anche pubblicamente, le chance che lo fai alle mie spalle aumentano esponenzialmente.

b) Se hai bisogno di sminuire il lavoro altrui, evidentemente credi che il tuo non valga poi così tanto. E se non ci credi tu, immaginati cosa possono pensare i potenziali clienti…

c) Se chi ti ascolta o ti legge fa lo stesso ragionamento al punto b), penserà che stai rosicando e che fatichi a trovare clienti e perderai credibilità

d) Se il potenziale cliente si sta servendo di un tuo competitor, proprio di uno di quelli di cui sta parlando male, si sentirà preso per stupido e ti eviterà come la peste

Insomma: non sai mai chi c’è dall’altra parte e dovresti tenere a mente che, le recensioni e il passaparola, funzionano anche al negativo.
Oltretutto: credi che chi lavora male comincerà a lavorare magicamente bene? Credi davvero che i tuoi clienti diventeranno più selettivi nella scelta dei professionisti a cui affidarsi? E sulla base di cosa, esattamente?

E dire che si parla tanto di personal branding e di target, dovresti sapere che in certe nicchie non è affatto così…

parlare male dei colleghi? Come aprire un irrigatore e spararselo in faccia

 

Qual è “il limite sottile tra critica costruttiva e acidità distruttiva” ?

Questa è la domanda che ci pone la SEO copywriter Elison Savoia, nel suo articolo sulla autoreferenzialità su Linkedin che ti consiglio assolutamente di leggere.

Parlar male dei colleghi in qualità di dipendenti

Se solo avessi un euro per tutte le volte che ho sentito qualcuno sparlar male dei colleghi sul posto di lavoro, avrei già la mia adorata e tanto desiderata villetta alle Canarie.

Ma vediamo qualche scenario nello specifico:
1. Dare la colpa agli altri, per i propri errori, davanti al capo se non se ne accorge fila tutto liscio ma, quando capirà che lo stai prendendo in giro (e fidati, succederà), avrai compromesso il rapporto con lui quasi irreversibilmente.

Niente mina l’immagine di affidabilità come le bugie.

2. Lamentarsi con i colleghi di altri colleghi crei un clima di pessimismo e fastidio, rischi che la persona che hai davanti riporti quello che dici con parole sue al diretto interessato, senza alla fine risolvere nulla (perché fidati, non ti sentirai meglio) e rischiando di innescare un sistema di ripicche dannoso.

3. Parlar male della propria azienda ai clienti (ah, la mia preferita!)  lo sai che nella maggior parte delle aziende è motivo di lettera di richiamo?

Hai bisogno di sfogarti sull’incapacità di un collega?

Scrivi un diario, urla in vallata, prendi a pugni qualcosa, mordi un cuscino.
Ma a lavoro, trattieniti.
L’unica soluzione utile e risolutiva è parlare col diretto interessato, fargli capire dove sta il problema e sperare che non perseveri.
E se persevera, pazienza: sei un dipendente, l’attività non è tua e non è compito tuo far rigare dritto i tuoi colleghi.

Odi la tua azienda e vorresti dar fuoco a tutto?

Cambia lavoro. Come ho fatto io.

dai direttamente fuoco ai colleghi

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