Questo post doveva essere pubblicato a settembre, perché 8 mesi di freelancing da casa mi sembrava un tempo adeguato per valutare la convivenza con Lui, l’introverso per eccellenza, il piccolo Buddha amico delle donne, che ascolta troppo, parla troppo poco e soffre ancora meno l’uragano di energia che è la moglie.

Poi è arrivata la pandemia.
Credo di avere abbastanza elementi a disposizione.

E’ incredibilmente ironico che io e Matteo ci siamo scelti per la vita: io timida ma estroversa (abbastanza, ma molto meno di quel che ti immagini), non appena mi prendo la necessaria convivenza (basta sorridermi e guardarmi negli occhi, dopodiché sarò il tuo peggiore incubo); lui la timidezza non sa dove sta di casa, ma è introverso all’inverosimile.
E ragazzi, non è affatto una passeggiata. Questa differenza influenza le nostre dinamiche a livelli che non avrei mai immaginato.

Sfatiamo qualche mito sugli introversi

Intanto, una doverosa precisazione: prima di conoscere Matteo, per me, gli introversi erano persone troppo timide e disagiate per confrontarsi col mondo.

Persone con problemi, persone sbagliate. Dei sociopatici, via. 

Un po’ perché, durante l’infanzia, mi veniva detto continuamente che stare da soli a casa, a leggere libri su libri, era sbagliato; un po’ perché ero finita in un gruppetto di amichette molto ette e poco amiche (e da qui nasce il mio odio verso le donne – ma tranquille, ho fatto pace con voi…beh, alcune di voi, ma ho capito che non avete colpa ad essere vagino-munite), tutte apparenza e poca sostanza, molto di destra e omofobiche – il che doveva essere già all’epoca un segnale forte che, se le persone di cui ti circondi non accettano quello che costituisce un buon 50% della tua persona, non sei molto bravo a sceglierti gli amici.

Con questo piccolo outing sono andata un attimo off-topic… 
Torniamo a Matteo, l’introverso cialtrone del mio cuore.

Cosa succede nella testa di un introverso, se eccessivamente esposto alle persone?

Ebbene, si SCARICA. Come la peggiore delle pile modello super-economico, comprato al negozio di cinesi all’angolo.
Il mio modello di introverso personale, poi, è davvero speciale: l’ascolto attivo è per lui motivo di vanto (voi ce l’avete un uomo che ascolta davvero? LO SO, è una roba invidiabile), perciò mai ti dirà che non ha testa per ascoltarti. Piuttosto si addormenta, in pieno giorno, consumato dagli eccessivi input.
Lui dice che non dorme bene, io sospetto di averlo sfinito con le mie chiacchiere…

Come comportarsi con un introverso?

Ah, questa è un’ottima domanda, perché io mica ho ancora capito (e il 21 facciamo 4 anni di matrimonio, per dire).
So solo che:

a) Ogni tanto è conveniente sparire per mezza giornata (in questo periodo mi sono chiusa in una stanza, senza fare rumore), per dargli l’impressione di essere solo

b) E’ inutile incaponirsi e trascinarlo a tutti gli eventi sociali: lui sarà angosciato tutto il tempo e tu appresso a lui, rovinandoti il momento

c) Ha dei tempi biblici a elaborare le emozioni e no, non puoi accelerare il processo

d) Gli introversi non sono affatto noiosi, né “limitati”: Matteo è una delle persone più brillanti e buffe che conosca

Incontrarlo mi ha insegnato tanto. Mi ha aiutata a voler comprendere pienamente la complessità della mente umana, a mettermi alla prova e a migliorarmi come persona, imparando a rispettare le persone diverse da me – intendiamoci, mai stata razzista o chissà che. Ho giusto un’allergia verso i leghisti, ma per il resto sono ok.

Se vivi con un introverso (o sei tu ad esserlo), raccontami la tua esperienza.

Puoi farlo: a) Rispondendo a questo post b) Scrivendo tu un bel post su Instagram (ricordati di taggarmi, così non me lo perderò).

Non vedo l’ora di leggere la tua storia!

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