Il problema comincia fin da piccoli, ai tempi della scuola: le cose da imparare sono tante (forse anche troppe, molte inutili e spesso spiegate male…evviva il nostro sistema scolastico), il ritmo è frenetico e genitori e insegnanti si aspettano che tu apprenda tutto e bene; cresci ed entri nel mondo del lavoro, in cui tutti si aspettano dei risultati eccellenti e in tempi brevi. Nei loro tempi.

Al contempo, nel mondo là fuori, ogni informazione è facilmente a portata di mano grazie al web, l’intrattenimento è a distanza di un clic e la soglia d’attenzione è calata vertiginosamente.

Siamo super stimolati da tutto e da tutti, vogliamo fare mille cose, non ne abbiamo il tempo e non abbiamo più pazienza.

E la cosa tragica è che è normale e socialmente accettato.

Quando sei così impegnato a orchestrare la tua vita e a non lasciare pezzi indietro per stare al ritmo degli altri, come fai a sapere che stai agendo per il tuo meglio? Qual è il tuo meglio?

In fondo, forse, corriamo perché non vogliamo fermarci a pensare perché, quando succede, cominciano i veri problemi.
Cominci a farti domande del tipo: chi sono? Cosa faccio? Perché lo faccio?

Ed ecco lì, dal nulla e senza preavviso, che si presenta una crisi esistenziale.

Certo, ci sono le persone che sanno fin da piccole chi sono e cosa vogliono. Ma ne conosco così poche che credo siano semplicemente qualche caso fortuito isolato, mentre ne ho visti tanti altri essere straconvinti della loro vita e del loro percorso che hanno poi capitolato miseramente in una crisi di mezz’età.

Ma torniamo a noialtri poveri sfigati che non abbiamo ricevuto “la chiamata”…

C’è una strada alternativa per trovare se stessi (e che, in fondo, credo sia pure più appagante e interessante): farsi delle domande. Quelle giuste, eh.

Cosa vuoi veramente?

Quello che fai, pensi o dici, lo vuoi davvero o è il risultato dell’ambiente e delle persone che ti circondano?

Quali sono i tuoi valori?

La cosa più interessante è che tutto ciò si applica facilmente ai professionisti, il cui lavoro è strettamente legato alla loro identità e ai valori personali.

E quanti ne vedo in giro che, per non scontentare nessuno e non allontanare nessun potenziale cliente, non sono né carne né pesce: non hanno una personalità ben definita, non si sbilanciano in alcuna direzione e non comunicano niente di autentico o speciale, col deleterio risultato di raccogliere qualunque richiesta e qualunque tipo di cliente, anche quelli che sarebbero da mandare a farsi benedire.

Perché sì, i clienti sbagliati esistono…

Ma torniamo a noi e alle nostre crisi d’identità: ne vedo tanti applicare lo stesso sistema alle loro relazioni, nello sforzo di essere gli amici perfetti o i fidanzati perfetti, per poi svalvolare tutto d’un botto.

Come fare a ritrovare la propria identità ed evitare patimenti d’animo?

A cosa puoi rinunciare? Fai una lista delle priorità.

Pensa alla tua vita in questo momento: a cosa rinunceresti senza fatica? Cosa invece è assolutamente fondamentale e perché?

Sì lo so, oggi faccio un sacco di domande ma, come ho già detto, è la chiave della ricerca di se stessi.

Quando cominci a mettere a confronto ogni cosa o persona che abita la tua vita, soppesandole e chiedendoti a cosa rinunceresti se ti trovassi costretto, scoprirai di avere delle priorità che forse non ti immaginavi nemmeno.

Per esempio, per me la famiglia e gli amici sono fondamentali ma, di recente, mi sono resa conto che per me è molto importante viaggiare e vedere il mondo e, se metto sul piatto della bilancia il nomadismo e la vicinanza degli affetti, scelgo il girovagare per il pianeta. E non mi sento più in colpa per questo.

Tranquilli, torno a casa per Natale…

Una volta scoperta la fatidica lista degli irrinunciabili, dobbiamo chiederci il perché è composta in quell’ordine, andando a fondo e scoprendo quali sono i valori che si nascondono dietro alle nostre scelte.

C’è chi è spinto dalla sete di successo, chi dal bisogno di aiutare gli altri, di difendere i propri cari, chi dal puro appagamento e ricerca del piacere.

E vanno bene tutte. Non ce n’è una più giusta dell’altra.

Ma il vero segreto del trovare se stessi, secondo me, è uno solo ed è estremamente semplice: sperimentare.

E sì, perché se non ti metti alla prova, se non fai nuove esperienze, come fai a decidere cosa ti piace oppure no, cosa risuona con te e cosa invece è discordante con la tua essenza?

E’ un po’ come quei bambini che si rifiutano di assaggiare nuovi cibi e decidono a prescindere che non gli piace e alla fine non mangiano quasi nulla: se non ti concedi di fare qualche tentativo (magari con qualche errore), come fai ad andare nella direzione giusta?
C’è chi dice che se non provi non puoi mai fallire. Per quanto mi riguarda, se non provi hai già fallito.

Le persone più infelici che conosco sono immobili.

Non fanno scelte o grandi progetti, procrastinano tutto il procrastinabile e riversano cinismo e odio verso il mondo senza capire che il vero problema è nello stesso posto dove potrebbero trovare la soluzione se solo si mettessero a guardare: ce l’hanno dentro.

Trovare la propria identità è difficile perché fa paura. Perché tutti in fondo abbiamo seppellito qualche debolezza, qualche aspetto del nostro carattere che non ci piace e che vorremmo estirpare.

Ma se ti dicessi che puoi convivere tranquillamente con la parte peggiore di te, faresti così fatica a trovare le risposte che cerchi?

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